Simposio: Diagnosi psicologica in adolescenza

2° Convegno Nazionale di Neuropsicopatologia – Arezzo 21 – 23 giugno 2019

Domenica 23 giugno ore 14 – 18: Simposio: Diagnosi psicologica in adolescenza Chairman: Fiorenzo Ranieri

Si stima, sulla base della letteratura scientifica che per il 10 – 15% dei preadolescenti e adolescenti compresi tra i 12 e i 18 anni sarebbe utile una valutazione psicologica. Molti ragazzi e ragazze infatti manifestano difficoltà o disturbi emotivi, relazionali, comportamentali. L’assessment durante la fase evolutiva dell’adolescenza richiede particolare attenzione e cautela per l’estrema variabilità sia nell’espressività che nella frequenza e intensità dei sintomi. Spesso poi sintomatologie o segnali di disagio si sovrappongono pur rappresentando quadri molto diversi tra loro, che il clinico deve saper riconoscere e trattare in modo differenziato. Il simposio “Diagnosi psicologica in adolescenza” parte dal presupposto che una diagnosi corretta è fondamentale e si pone l’obbiettivo di offrire ai partecipanti occasioni di stimolo e riflessione sulla base di una disamina della letteratura scientifica, di dati epidemiologici appositamente raccolti, di casi clinici tratti dalla esperienza dei relatori.

Relatori:

Fiorenzo Ranieri: “Introduzione: luci ed ombre dell’assessment psicologico dell’adolescente”

Valentina Di Chiara: “Gli adolescenti nel DSM 5”

Lucia Babbini – Fiorenzo Ranieri: “Dalla diagnosi alla epidemiologia: una ricerca su un campione clinico condotta con l’MMPI A”

Susanna Giaccherini: “Assessment pluridisciplinari: la diagnosi nei casi complessi”

Elisabetta Bellagamba: “Per una valutazione psicodinamica dell’adolescente”

Valentina Cocci: “Gioco d’azzardo e dipendenze patologiche: il caso specifico dell’adolescenza”

Valentina Busonero: “La diagnosi dell’adolescente inserito in comunità terapeutica”

http://www.sinepsip.it/convegno-nazionale-di-neuropsicopatologia-2019/

Non voglio bene a nessuno – di Marco Rinaldi

Recensione di Elisabetta Bellagamba –

Non voglio bene a nessuno è il romanzo d’esordio di Marco Rinaldi edito da Altergo nel 2016.

Cosa è l’adolescenza se non l’età dei cambiamenti, delle domande, dei dubbi, dei mille pensieri che viaggiano nella mente?

Come ci si avvicina all’altro?

Come ci si approccia alla persona che ci piace?

Cosa mi piace, cosa non mi piace?

In cosa credo?

Quali sono i miei talenti, le mie passioni?

Marco Rinaldi narra la storia di un’adolescente preso dai turbamenti emotivi, dalle prime esperienze sessuali, dai litigi con gli amici, e soprattutto preso a cercare la propria strada ed il proprio posto nel mondo: il suo esserci unico ed irripetibile.

Racconta la storia dello svincolo dai propri genitori, in questo caso dal proprio padre.

Uno svincolo difficile e travagliato.

La paura di deludere il padre, così idealizzato e messo sopra ad un piedistallo, porta il personaggio ad essere eccessivamente compiacente con le aspettative del genitore, talmente tanto compiacente da tradire la sua parte più intima e profonda.

“… il rimorso di averli ammazzati, però, mi rimane attaccato alle mani.

È più forte di me.

L’importante è che lui non se ne accorga, voglio che continui a pensare che siamo due pescatori, io e lui… anche perché lui racconta a tutti che sono più bravo io.”

Per contro il padre sembra più concentrato su se stesso, sui desideri che ha verso il proprio figlio piuttosto che teso ad ascoltare ciò che si muove dentro di lui al di là delle mere apparenze. Il ragazzo cerca di muoversi facendo le sue naturali esperienze, ma nei momenti di confusione ripensa alle parole del padre non mettendosi in ascolto di ciò che sta accadendo in quell’istante.

Si identifica con il padre adulto facendo ciò che il padre ha detto, ma lui è ancora un adolescente e questo lo porta nell’approccio con le ragazze ad accelerare i tempi ed in molte situazioni viene etichettato come lo “stronzo”, il “mostro”.

Etichetta che si porta dietro fino ad arrivare a crederci costruendo la sua identità intorno a quell’appellativo.

Alla fine lui, l’adolescente, cerca di crescere in fretta perché sente che questo gli viene richiesto dal padre, così come gli viene richiesto di essere un maschio potente, forte, che spara e prende al primo colpo la sua preda.

Come può deludere il proprio padre in questo? Non può mostrare a lui quel suo lato più emotivo, dubbioso, insicuro e bisognoso.

La delusione è in agguato, però, ma sarà il padre a deludere il figlio perché il figlio scoprirà, grazie a varie circostanze, questo lato del padre.

Un padre che desiderava essere idealizzato dal figlio, non mostrandosi nei suoi aspetti di forza e di fragilità.

Questa scoperta fa crollare rovinosamente ed improvvisamente, il piedistallo nel quale il padre si trovava.

Cosa accadrà e che conseguenze avrà nel figlio questo crollo improvviso della figura paterna, non accompagnato da un processo lento di scoperta e disillusione?
Lascio volutamente in sospeso queste domande affinché ogni lettore possa trovare le sue risposte nella piacevole e scorrevole lettura del romanzo.

Sinossi

Un figlio e suo padre, raccontati nel loro stridente rapporto d’amore e di educazione alla vita, in cui c’è chi detta le regole e i tempi, e chi li deve seguire.

Per il protagonista “diventare grande” significa bruciare ogni tappa nel gioco, nello sport, nel sesso e persino nella morte. Bisogna fare tutto bene e soprattutto presto.

Così vuole il padre, proprietario di ogni suo pensiero, in una rincorsa verso la crescita che travolge debolezze, paure, sentimenti.

Fino a quando il suo mito va in frantumi, e con lui si sbriciolano miseramente tutte le certezze: niente più traguardi, niente più amore.

Titolo: Non voglio bene a nessuno

Autore: Marco Rinaldu

Editore: Alterego, 2016

Psicoterapia psicoanalitica per giovani adulti e adolescenti hikikomori

Fiorenzo Ranieri

Pubblicato l’articolo: Ranieri F. (2018). PSYCHOANALYTIC PSYCHOTHERAPY FOR HIKIKOMORI YOUNG ADULTS AND ADOLESCENTS. British Journal of Psychotherapy. Volume 34, Issue 4, pages 623–642, doi: 10.1111/bjp.12398 – https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/bjp.12398

Di seguito la traduzione del riassunto:

L’hikikomori è un bambino, un adolescente o un giovane adulto che si reclude volontariamente nella propria casa per lunghi periodi non mostrando segni evidenti di disagio psicologico o disagio mentale conclamato come la schizofrenia o un disturbo dello spettro autistico, la disabilità intellettiva o i classici sintomi di uno stato depressivo. Questo fenomeno è stato descritto per la prima volta in Giappone ma diverse ricerche mostrano che si sta diffondendo in molti paesi del mondo. L’autore descrive questa particolare forma di ritiro sociale estremo da un punto di vista antropologico, psichiatrico e della psicologia dello sviluppo mettendo a confronto i diversi punti di vista del dibattito scientifico in corso. Ipotizza poi che la scelta di diventare un hikikomori venga presa dalla persona nel tentativo di trovare una soluzione alle difficoltà nelle relazioni con se stesso e con gli altri. La decisione di auto – recludersi si trasforma rapidamente in una trappola. In questa condizione l’individuo viene imprigionato in complessi meccanismi di funzionamento della mente che imbrigliano e coartano l’indipendenza e l’autonomia personale. Ciò è dovuto al fatto che con il ritiro una organizzazione di personalità patologica precostituitasi durante gli anni della prima infanzia che prende progressivamente il controllo del mondo interno spingendo verso stati mentali e comportamenti anti evolutivi. L’articolo prosegue con alcune riflessioni per il trattamento individuale con psicoterapia psicoanalitica degli adolescenti e dei giovani adulti in ritiro sociale estremo. Vengono utilizzati come modello di riferimento i “rifugi della mente” di John Steiner per analizzare le caratteristiche della relazione terapeutica e alcune modalità tecniche della psicoterapia. La descrizione di un trattamento condotto per quattro anni con un giovane adulto hikikomori completa l’articolo e consente ulteriori riflessioni cliniche.

Robinù

Fiorenzo Ranieri –

“A quindici anni imparano a sparare. A vent’anni sono dei killer. A trenta non ci arrivano”. Ecco come Michele Santoro, il regista, presenta i protagonisti di Robinù, docu-film sulla “paranza dei bambini” a Napoli.

Nel recentissimo seminario “Radicalismi in adolescenza”, dove il tema centrale era la seduzione jihadista per i giovanissimi, Francesco Cascini ha paragonato la conversione all’ISIS degli adolescenti francesi alla affiliazione dei ragazzini napoletani, siciliani e calabresi ai clan del territorio. Lavorare con giovani esposti alla mafia non è così diverso dal farsi carico dei giovani delle banlieue francesi. In entrambi i casi assistiamo alla disumanizzazione di ragazzi intrappolati in una crisi che è un impasse della propria traiettoria di sviluppo e di vita. Continua a leggere Robinù

Psicoanalisi e addiction: tendenze di ricerca

Abstract dell’articolo di Riccardo Galiani e Carlo Paone

Galiani R. e Paone C. (2016). Psicoanalisi e Addiction: tendenze di ricerca. Rivista Il Minotauro. Anno XLIII Vol. n. 2 – Dicembre 2016

I disturbi da dipendenza stanno assumendo proporzioni e forme tali da indurre gli psicoterapeuti, anche di differente formazione, a rivolgere “un rinnovato interesse per gli approcci psicoanalitici alla comprensione e al trattamento dei disturbi da dipendenza”. Pertanto molti clinici sottolineano la necessità di avere delle linee guida su come pensare la terapia psicoanalitica dei loro pazienti dipendenti.

Considerata la persistenza e la multiformità dei rimandi tra dipendenza e psicoanalisi (nome che rimanda ad un’inscindibile associazione tra clinica e teoria), ci è sembrato utile provare a ricostruire le coordinate dell’attuale panorama della letteratura scientifica di settore, pur nella consapevolezza dell’inevitabile incompletezza e parzialità di una tale ricostruzione.

L’articolo prende in considerazione i principali lavori nazionali ed internazionali: vengono menzionati i contributi di Khantzian e Dodes, la prospettiva della Psicologia del sé di Kohut, i lavori della Psicologia analitica post junghiana, i contributi della scuola kleiniana. Di notevole pregio anche il contributo di autori connazionali, quale il gruppo di Schimmenti e Caretti o l’equipe del Ser.T. di Arezzo, sotto la direzione di Fiorenzo Ranieri.

Le esperienze cliniche mostrano che la terapia psicoanalitica gioca un ruolo importante ed efficace nel trattamento delle varie dipendenze.

Per porre rimedio al livello necessariamente introduttivo dell’articolo segue una ricca bibliografia cui si rimanda il lettore per approfondire gli aspetti cui è maggiormente interessato.

Attachment and hikikomori: A psychosocial developmental model – Krieg & Dickie 2013

Elisabetta Bellagamba

Ampia sintesi dell’articolo: Krieg, A., Dickie, J.R. (2013). Attachment and hikikomori: A psychosocial developmental model. International Journal of Social Psychiatry; 59(1) 61–72

In questo lavoro viene proposto un modello di sviluppo psico-sociale per capire l’hikikomori basato sulla teoria dell’attaccamento: questo modello suggerisce che l’attaccamento, plasmato da un comportamento materno modellato dalla cultura, e alcune variabili disposizionali si possono combinare e portare al ritiro. Continua a leggere Attachment and hikikomori: A psychosocial developmental model – Krieg & Dickie 2013

A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI

Sintesi estesa dell’articolo:

ALAN R. TEO. (2010). A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI. Int J Soc Psychiatry , 56: 178

a cura di Elisabetta Bellagamba

Un mito scintoista narra che la dea del sole Amaterasu aveva un fratello che ubriaco andò su tutte le furie. In segno di protesta la dea, si chiuse in una grotta, e si tenne fuori dal mondo usando una roccia gigante, facendo calare l’oscurità e la morte. Solo con l’impegno di milioni di altri dèi Amaterasu venne attirata fuori della caverna e nel mondo ricomparve luce e salute. Anche se la storia di Amaterasu è leggenda, oggi in Giappone molti giovani e adulti sono sigillati nelle proprie cave virtuali. Essi sono chiamati hikikomori. Continua a leggere A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI

Passione del rischio – di David Le Breton

Fiorenzo Ranieri

“Ogni ricerca di limiti, in ultima analisi, sollecita la morte per garantire l’esistenza”. La frase, tratta da “Passione del rischio” di David Le Breton, è un buon punto di partenza per discutere di uno dei più famosi testi sulla ricerca del rischio estremo. Il saggio è del 1991, ma conserva una discreta attualità nella descrizione del fenomeno. I “conquistatori dell’inutile” degli anni ottanta, periodo in cui venne raccolto il materiale del libro, non sono affatto diversi da quelli di oggi: si lanciano con l’elastico, si arrampicano, praticano base jumping, usano sostanze psicoattive, corrono in automobile e fanno gare, commettono piccoli ma appariscenti reati e altro ancora.

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Le Breton affronta il rischio estremo da un punto di vista antropologico. Mette subito in chiaro che cercare il rischio può essere una strada del tutto particolare per “sentirsi esistere”, contrapponendo se stessi ad una società alienante. La ricerca del rischio, tuttavia, può trasformarsi progressivamente in una condotta ordalica, l’abbandono di se stessi al “giudizio di Dio”, l’affidarsi al destino per ricevere una parola oracolare sul proprio diritto di esistere e sul proprio avvenire. La finalità del gesto azzardato è allora del tutto diversa. Continua a leggere Passione del rischio – di David Le Breton

Fuggire da sé – Una tentazione contemporanea – di David Le Breton

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da la Repubblica.it

In una società come la nostra — che vede erodersi le protezioni comunitarie, mentre un individuo sempre più solo e privo di certezze viene chiamato a continui cambiamenti e a nuove, diverse prestazioni — la tentazione di tagliare l’angolo e scomparire è piuttosto forte. Accade per senso di inadeguatezza, stress da lavoro, o più semplicemente perché si è deciso di chiamarsi fuori dal gioco. Di queste e altre ragioni dà conto il sociologo e antropologo David Le Breton in Fuggire da sé. Una tentazione contemporanea (Raffaello Cortina Editore). Sì, può accadere, accade che una persona non ce la faccia più «a reggere il proprio personaggio». E abbandoni quei panni. Continua a leggere Fuggire da sé – Una tentazione contemporanea – di David Le Breton

La stanza di Eric – romanzo di Ismaela Evangelista

(tratto dal sito della casa editrice Les Flâneurs Edizioni )

Eric è un diciassettenne bello, intelligente e promettente, a cui apparentemente non manca nulla quando, dinanzi ai disagi della realtà, all’improvviso si rifiuta di andare a scuola e sceglie di chiudersi nella sua stanza.

copertina-la-stanza-di-eric Continua a leggere La stanza di Eric – romanzo di Ismaela Evangelista