Fiorenzo Ranieri
Il Test MRO (Modello delle Relazioni Oggettuali) è stato pubblicato nel 1984. Si tratta di un test per preadolescenti appartenente alla famiglia dei test di completamento di frasi. Come negli altri strumenti di questa categoria, al soggetto viene richiesto di completare una serie di frasi stimolo scrivendo quanto al momento gli viene spontaneamente in mente. Il compito rende possibile una valutazione sia del contenuto esplicito delle risposte, sia delle modalità attraverso cui il soggetto organizza il proprio mondo relazionale. Al momento il test non è più in commercio, ma continua ad avere a mio avviso una sua utilità nella esplorazione del mondo interiore e delle relazioni dei preadolescenti. In questo post (*) fornisco informazioni per la somministrazione e interpretazione del test, una versione aggiornata del questionario (LINK) e un foglio Excel come supporto per la lettura dei dati (LINK).

L’MRO
L’MRO è stato costruito per esplorare il modello delle relazioni oggettuali dei preadolescenti ed è particolarmente indicato nella fascia di età compresa tra i 12 e i 14 anni, pur potendo essere utilizzato, con le dovute cautele cliniche, anche in età limitrofe. La somministrazione può essere individuale oppure collettiva e richiede tempi generalmente contenuti.
Il protocollo è costituito da 42 frasi da completare, organizzate in modo da esplorare differenti aree dell’esperienza relazionale. Ecco come esempio alcuni item del test:
– Mia madre ed io ……
– Quando mi sento colpevole di qualcosa ……
– Quando parlo con mio padre ……
– Quando qualcuno mi tratta male ……
Gli item riguardano quattro grandi dimensioni psicologiche:
- il rapporto con il Sé (frustrazione, futuro, passato, paura e colpa);
- le relazioni familiari (madre, padre e famiglia);
- l’area psicosessuale (uomo, donna e coppia);
- le relazioni interpersonali (amicizia, inferiorità e superiorità).
L’obiettivo del test non è valutare la correttezza o il contenuto “oggettivo” delle risposte, ma comprendere come il soggetto rappresenta se stesso e gli altri, quali modalità utilizza per affrontare le esperienze relazionali e quale livello di integrazione mostra nella costruzione dei propri legami affettivi.
Nel manuale originale del 1984 ogni risposta veniva valutata secondo tre prospettive complementari (Io vissuto, Efficienza dell’Io e Definizione dell’Io), attraverso una scala a sette livelli (punteggi dall’1 al 7) che descriveva la qualità della relazione con l’oggetto evocato dall’item. Nella versione originaria del test l’integrazione dei punteggi consentiva di delineare il profilo relazionale del soggetto e di collocarlo all’interno di specifiche configurazioni interpretative proposte dagli autori.
Nella pratica clinica, tuttavia, il valore dell’MRO non risiede esclusivamente nel sistema di punteggio. Le singole risposte costituiscono spesso un ricco materiale narrativo che permette di cogliere aspetti significativi del funzionamento mentale, delle rappresentazioni interne delle figure di attaccamento, delle modalità difensive, dei conflitti evolutivi e delle aspettative nei confronti delle relazioni. Per questo motivo il test si presta ad essere utilizzato sia come strumento di psicodiagnosi clinica sia nell’ambito della psicologia giuridica, dove può offrire elementi utili all’interno di una valutazione multidimensionale della personalità e del funzionamento relazionale.
In questa pagina viene proposta una revisione linguistica del protocollo originale, accompagnata da uno strumento operativo per facilitarne l’utilizzo clinico e psicodiagnostico. Considerando che molte delle frasi del protocollo originario utilizzano un linguaggio ancorato a modelli culturali ormai desueti, il questionario è stato revisionato con la riformulazione di molti item.
Interpretazione clinica del protocollo
L’attribuzione dei punteggi prevista dal manuale originale rappresenta uno degli strumenti di lettura dell’MRO, ma non ne esaurisce le potenzialità cliniche. Nella pratica psicodiagnostica il valore del test risiede soprattutto nella ricchezza del materiale narrativo prodotto dal soggetto e nella possibilità di ricostruire, attraverso le risposte, il suo modo di rappresentare sé stesso e le proprie relazioni significative.
Le frasi incomplete costituiscono infatti degli stimoli che sollecitano la libera espressione del mondo personale. Le risposte non devono essere considerate semplicemente come affermazioni riferite alla realtà esterna, ma come espressioni delle rappresentazioni interne, degli investimenti affettivi, dei conflitti e delle modalità con cui il soggetto organizza le proprie relazioni oggettuali.
L’interpretazione del protocollo richiede pertanto una lettura psicodinamica e relazionale che integri il contenuto delle singole risposte con il loro significato all’interno dell’intero protocollo. Nessuna risposta possiede un valore diagnostico in sé; è la configurazione complessiva delle risposte che consente di formulare ipotesi sul funzionamento della personalità e sulle modalità relazionali prevalenti.
L’interpretazione del protocollo non segue un procedimento meccanico. Il clinico costruisce progressivamente un’ipotesi di funzionamento mettendo in relazione le risposte, verificandola e modificandola durante la lettura dell’intero protocollo.
Un possibile metodo di lettura
Può risultare utile procedere attraverso alcuni passaggi successivi.
- Lettura per dimensioni
Come primo passaggio è opportuno raggruppare le risposte appartenenti alla stessa area tematica. In particolare risulta utile leggere consecutivamente tutti gli item relativi al padre, poi quelli riferiti alla madre, alla famiglia, al Sé, alle relazioni interpersonali e alla dimensione psicosessuale.
Questa modalità di lettura permette di cogliere con maggiore immediatezza il modello relazionale che il soggetto costruisce nei confronti delle diverse figure significative.
Ad esempio, le tre risposte relative al padre possono delineare un’immagine coerente oppure mostrare aspetti contraddittori, ambivalenti o profondamente scissi. Lo stesso vale per la rappresentazione della madre, della famiglia o delle altre aree esplorate dal test.
- Individuazione dei nuclei affettivi prevalenti
Successivamente è utile individuare i temi emotivi che ricorrono con maggiore frequenza.
Fra gli aspetti che meritano particolare attenzione possono essere presenti:
- idealizzazione o svalutazione delle figure significative;
- dipendenza o ricerca di protezione;
- rabbia, ostilità o aggressività;
- paura, senso di colpa o vergogna;
- bisogno di controllo;
- vissuti di esclusione, inferiorità o inadeguatezza;
- fiducia oppure sfiducia nelle relazioni;
- aspettative positive o negative nei confronti del futuro.
L’obiettivo non è classificare le singole risposte, ma comprendere quale atmosfera emotiva caratterizzi il protocollo.
- Ricerca delle ricorrenze
Una delle caratteristiche più interessanti dell’MRO consiste nella possibilità di osservare come uno stesso tema emerga in item appartenenti a dimensioni differenti.
Ad esempio, un padre rappresentato come figura rassicurante negli item della Dimensione familiare può ricomparire spontaneamente anche nelle frasi dedicate alla paura (“Quando ho paura…”), alle difficoltà (“Quando le cose vanno male…”) o al futuro (“Quando sarò più grande…”).
Queste convergenze rafforzano l’ipotesi che la rappresentazione osservata costituisca un elemento stabile del funzionamento relazionale del soggetto.
- Analisi delle incongruenze e delle ambivalenze
Particolare rilievo assumono anche le apparenti contraddizioni.
Non è raro che una stessa figura venga descritta attraverso aspetti positivi e negativi, oppure che il soggetto alterni idealizzazione e svalutazione.
Tali oscillazioni non devono essere considerate necessariamente come incoerenze o errori, ma possono rappresentare modalità evolutive del funzionamento mentale, conflitti interni ancora non integrati oppure difese nei confronti di vissuti emotivamente complessi.
Anche le omissioni, le risposte estremamente stereotipate, i rifiuti o le difficoltà a completare alcune frasi possono assumere un significato clinico quando vengono interpretati all’interno dell’intero protocollo.
- Formulazione dell’ipotesi clinica
L’ultimo passaggio consiste nell’integrare tutti gli elementi emersi in una formulazione clinica complessiva.
L’ipotesi interpretativa dovrebbe descrivere il modo in cui il soggetto organizza le proprie relazioni significative, evidenziando le principali risorse evolutive, le aree di maggiore vulnerabilità, le modalità difensive prevalenti e gli aspetti che meritano ulteriori approfondimenti.
Le conclusioni non derivano dalla semplice somma delle singole risposte, ma dalla loro integrazione in un modello coerente di funzionamento psicologico.
Alcuni criteri interpretativi
Nella pratica clinica può risultare utile riportare, all’interno della relazione psicodiagnostica, le risposte maggiormente significative, organizzandole per aree tematiche.
Ad esempio, le risposte riferite al padre, alla madre e alla famiglia consentono spesso di cogliere il modo in cui il soggetto rappresenta le proprie figure di attaccamento.
Una rappresentazione fortemente positiva della figura paterna, accompagnata da risposte che indicano ricerca di conforto (“Quando ho paura… vado da mio padre“; “Quando le cose vanno male… mi rivolgo a mio padre“), suggerisce la presenza di una figura percepita come protettiva e disponibile. Se tale immagine si accompagna, nello stesso protocollo, ad una rappresentazione marcatamente negativa della madre (“Penso che mia madre… non sia brava per niente a fare la madre”; “Se io comandassi… non vorrei più mia madre”), l’interpretazione dovrà considerare sia la possibile idealizzazione della figura paterna sia la svalutazione della figura materna, valutando il significato che tale polarizzazione assume nella storia del soggetto e nel contesto familiare.
In altri protocolli può emergere una marcata ambivalenza. Una ragazza può descrivere la madre come una persona che “mi fa stare bene” e, contemporaneamente, definirla “strana“; può rappresentare la famiglia come “tranquilla” ma anche “impazzita” o “la più incasinata“. In questi casi il dato clinicamente rilevante non è stabilire quale risposta sia quella “vera”, bensì comprendere come convivano, nella rappresentazione interna, aspetti positivi e negativi della stessa relazione.
L’MRO permette inoltre di osservare la presenza di temi trasversali che attraversano l’intero protocollo. Sentimenti di paura, isolamento, vergogna, sfiducia, aggressività o bisogno di protezione possono comparire in numerose risposte appartenenti a dimensioni differenti, contribuendo a delineare uno specifico stile relazionale.
Infine, ogni interpretazione deve essere formulata come ipotesi clinica e non come conclusione definitiva. Le indicazioni offerte dal protocollo acquistano significato soltanto se integrate con il colloquio clinico, l’osservazione diretta, le informazioni anamnestiche e gli altri strumenti psicodiagnostici eventualmente utilizzati. L’MRO rappresenta infatti uno strumento di comprensione del funzionamento relazionale della persona e non un test volto ad attribuire etichette diagnostiche.
La valutazione delle risposte e la siglatura dei punteggi
La lettura qualitativa del protocollo costituisce il momento centrale dell’interpretazione dell’MRO. L’attribuzione dei punteggi rappresenta invece uno strumento di sintesi che consente di descrivere, in modo semplice e confrontabile, l’orientamento relazionale espresso dal soggetto nei confronti dell’oggetto evocato da ciascun item.
Lo scopo della siglatura non è quello di trasformare il test in una misura quantitativa della personalità, ma di facilitare la lettura complessiva del protocollo, evidenziando le principali polarizzazioni affettive e consentendo il confronto tra le diverse aree esplorate dal test.
La proposta qui presentata si ispira alla scala di valutazione elaborata da Anna Riva per il test di completamento di frasi di Sacks, successivamente ripresa e sviluppata da Massimo Grasso e Giuseppe Ardizzone nella costruzione dell’MRO. Pur mantenendo come riferimento il manuale originale del test, per finalità operative viene utilizzata esclusivamente la scala relativa alla qualità della relazione con l’oggetto, ritenuta la componente maggiormente informativa ai fini della valutazione clinica.
La scala di valutazione
La scala è costituita da sette livelli, organizzati lungo un continuum che descrive il modo in cui il soggetto vive la relazione con l’oggetto evocato dall’item.
Orientamento relazionale negativo (punteggi 1–3)
I primi tre livelli descrivono una relazione caratterizzata da differenti gradi di criticità.
Punteggio 1 – Esprime una relazione profondamente compromessa, caratterizzata da ostilità, rancore, rifiuto, aggressività distruttiva o evidente rottura del legame con l’oggetto.
Punteggio 2 – Indica un orientamento negativo significativo, nel quale prevalgono sfiducia, incomprensione, insicurezza, scarsa stima o difficoltà relazionali importanti.
Punteggio 3 – Esprime una relazione lievemente negativa, nella quale sono presenti critica, insoddisfazione, distanza emotiva o una moderata difficoltà relazionale, pur senza una completa rottura del rapporto.
Orientamento relazionale neutro o indeterminato (punteggio 4)
Il punteggio 4 identifica una risposta che non presenta una chiara direzione affettiva.
Può trattarsi di una risposta prevalentemente descrittiva, emotivamente neutra, poco coinvolta sul piano relazionale oppure evasiva rispetto allo stimolo proposto. In questi casi non è possibile individuare un orientamento prevalente né verso una rappresentazione positiva né verso una rappresentazione negativa dell’oggetto.
Nel manuale dell’MRO il punteggio 4 comprende anche quelle risposte caratterizzate da una marcata ambivalenza, nelle quali coesistono contemporaneamente aspetti positivi e negativi della relazione senza che uno dei due prevalga sull’altro. Pur essendo attribuite al punteggio 4, tali risposte meritano sempre una specifica considerazione nell’interpretazione qualitativa del protocollo.
Orientamento relazionale positivo (punteggi 5–7)
I punteggi superiori descrivono una relazione caratterizzata da un progressivo investimento positivo nei confronti dell’oggetto.
Punteggio 5 – Indica simpatia, stima, disponibilità, fiducia o un iniziale orientamento positivo verso la relazione.
Punteggio 6 – Esprime una relazione chiaramente positiva, caratterizzata da comprensione, reciprocità, fiducia, amicizia, affetto o amore.
Punteggio 7 – Indica una rappresentazione anche eccessivamente positiva dell’oggetto, caratterizzata da piena accettazione, ottimismo o idealizzazione. L’assenza di aspetti critici rende opportuno valutare attentamente se il rapporto rappresentato corrisponda ad una reale integrazione della relazione oppure ad una difesa di tipo idealizzante.
Il punteggio 0
Accanto alla scala principale può essere utilizzato il punteggio 0 per tutte quelle risposte che non consentono una valutazione della relazione.
Rientrano in questa categoria la mancata risposta, la risposta incomprensibile o linguisticamente inadeguata, il contenuto privo di significato rispetto allo stimolo, la evidente evasione dell’item, i completamenti che non permettono di individuare alcun rapporto con l’oggetto.
Il punteggio 0 non viene utilizzato nel calcolo delle medie, ma rappresenta un’informazione clinicamente significativa. Un numero elevato di omissioni o di risposte non valutabili può infatti costituire un indicatore della scarsa interpretabilità del protocollo, della difficoltà del soggetto a coinvolgersi nel compito o della presenza di modalità difensive che meritano un approfondimento clinico.
Alcune avvertenze
L’attribuzione dei punteggi richiede inevitabilmente un giudizio clinico. Molte risposte risultano facilmente classificabili; altre possono essere collocate in livelli differenti da valutatori diversi, pur condividendo una medesima interpretazione complessiva.
Per questo motivo il sistema di scoring non deve essere considerato una procedura automatica né una misura oggettiva della personalità. Esso costituisce piuttosto uno strumento di supporto all’interpretazione clinica, utile per organizzare le informazioni contenute nel protocollo e per rendere più immediata la lettura delle diverse aree relazionali.
I punteggi acquistano significato soltanto se integrati con il contenuto delle risposte, con il colloquio clinico e con gli altri strumenti psicodiagnostici eventualmente utilizzati.
Scheda di scoring MRO in Excel
Per facilitare l’utilizzo dell’MRO nella pratica clinica e psicodiagnostica è possibile scaricare un foglio di calcolo Excel che automatizza l’organizzazione dei punteggi, calcola gli indici delle quattordici sottoscale e delle quattro dimensioni del test e restituisce una rappresentazione sintetica del profilo relazionale del soggetto. Il programma non sostituisce l’interpretazione clinica del protocollo, ma costituisce un supporto operativo finalizzato a ridurre gli errori di calcolo e a facilitare la lettura complessiva dei risultati.
La scheda può essere scaricata da questo link. Salvare poi il file con il nome o il codice identificativo del soggetto e inserire nella colonna B del foglio “Inserimento” i punteggi attribuiti ad ogni item dall’1 al 42. Nel foglio “Profilo” saranno prodotte le percentuali per ogni dimensione e sottogruppo con alcuni Indicatori che segnalano risposte significative:
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■ |
presenza di un punteggio 1 |
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▲ |
presenza di un punteggio 7 |
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○ |
presenza di un punteggio 4 |
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× |
presenza di un punteggio 0 |
Nel foglio “Grafici” verranno mostrati i grafici, con in ROSSO i punteggi orientati in senso negativo fino al rifiuto e in BLU quelli orientati in senso positivo fino alla idealizzazione.
I grafici prodotti nel foglio “grafici” permette una rapida visualizzazione degli orientamenti del soggetto nei confronti dei diversi oggetti del proprio mondo relazionale.

Bibliografia essenziale
Antonietti, A., Monnier, A. S., Gatti, E., & Fabio, R. A. (2010). Le dinamiche emotivo-relazionali in pre-adolescenti con disturbi dell’attenzione. Psicologia clinica dello sviluppo, 14(2), 359-378.
Ardizzone, M., Grasso, M. (1984) MRO. Modello delle relazioni d’oggetto. Frasi da completare per la valutazione delle relazioni oggettuali in adolescenza. Giunti O.S. (Organizzazioni Speciali).
Grasso, M., Ardizzone, M., Mucelli, R., Branca, F., Nuzzolo, L., & Iodice, A. (1991). Adolescenza e Prevenzione. Indagine sperimentale sui cluster a rischio e sulla loro valenza psicodinamica. Prospettive psicoanalitiche nel lavoro istituzionale, vol. 9, n. 2 (maggio-agosto), pp. 179-196.
Riva, A. (1989). Il reattivo nelle frasi da completare di Sacks e coll. nella psicodiagnostica di tipo “clinico”. Giunti O.S. (Organizzazioni Speciali)
Rossi, T. S. (2006). Percezione della stima di sé in adolescenza: dalla dimensione del sé alla relazione con l’altro. Studi urbinati: Scienze umane e sociali. B, 76, 181
(*) Ringrazio la dottoressa Giulia Osimo per le riflessioni e i contributi al lavoro di revisione.
