ASCOLTARE LE EMOZIONI E RICONOSCERE I BISOGNI

https://youtu.be/xf9AXd9Pt3M

Webinar 10 giugno ore 21.00 – Ascoltare le emozioni, riconoscere le emozioni

Il webinar è rivolto a genitori con figli nella fascia età 11-17

I genitori possono interagire con l’esperto scrivendo a: https://wa.me/message/VSJAMS2N6IQNH1 Ciclo di webinar gratuiti sulla genitorialità organizzati nell’ambito di “Vagabondi efficaci”, progetto selezionato da Con i Bambini – Fondo della povertà educativa minorile

Chi è un hikikomori? Nuove interpretazioni di un fenomeno in buona parte ancora sconosciuto

Fiorenzo Ranieri

Sebbene il concetto di hikikomori sia ormai diffuso nel mondo della psicologia clinica e della psichiatria come in quello della sociologia e della antropologia, permangono molti dubbi su chi sia un hikikomori e quali possano essere i criteri che consentano di riconoscere in modo univoco questa particolare forma di ritiro sociale. Il dibattito sugli hikikomori, sviluppandosi e approfondendosi anche grazie a ricerche e studi clinici, sta via via portando a nuovi modelli che mettono in crisi la rappresentazione iniziale di questo fenomeno. Nelle pubblicazioni degli addetti ai lavori compaiono nuove visioni sempre più articolate e dinamiche. In tal senso l’articolo pubblicato da Kato, Kanba e Teo nel 2019 è di sicuro interesse. Di seguito uno stralcio dell’articolo in cui gli autori si soffermano sui criteri per l’assessment (rif. bibl.: Kato, T. A., Kanba, S., & Teo, A. R. (2019). Hikikomori: Multidimensional understanding, assessment, and future international perspectives. Psychiatry and clinical neurosciences, 73(8), 427-440).

Modello multidimensionale delle condizioni di hikikomori

Fino a questo punto [dell’articolo] abbiamo delineato le basi mentali e sociali che danno origine all’hikikomori e alle condizioni simili all’hikikomori. In realtà, la maggior parte delle persone con hikikomori presenta vari sintomi/segni psichiatrici ed è importante fare una valutazione multiassiale. La nostra attuale concettualizzazione dell’hikikomori nel campo della psichiatria è proposta nella figura 1. Supponiamo che anche in assenza di una chiara diagnosi di disturbi psichiatrici, molte persone con hikikomori si trovino in una “zona grigia” e il fatto che non sia stata diagnosi formale di disturbi psichiatrici non equivale all’assenza di sofferenza mentale (distress); quindi, crediamo fortemente che, soprattutto, si debba tenere in debito conto questa sofferenza. Continua a leggere Chi è un hikikomori? Nuove interpretazioni di un fenomeno in buona parte ancora sconosciuto

L’ Hikikomori Risk Inventory (HRI-24), un questionario italo – giapponese per valutare il rischio di ritiro sociale nei paesi occidentali e orientali

Fiorenzo Ranieri

Yura Loscalzo, Cristian Nannicini, I-Ting Huai-Ching Liu e Marco Giannini si sono impegnati nella costruzione di un questionario self – report per valutare il rischio di ritiro sociale in adolescenti e adulti. Lo strumento è stato costruito in tre fasi con una grande attenzione metodologica e l’utilizzo di raffinate tecniche psicometriche. Il campione è costituito da soggetti italiani e giapponesi. Il risultato finale è uno strumento agile, utilizzabile anche nell’ambito di un colloquio clinico, utile per lavori di ricerca e per progetti di prevenzione. Di seguito riporto paragrafi dell’articolo originario per illustrare le caratteristiche del questionario.

Continua a leggere L’ Hikikomori Risk Inventory (HRI-24), un questionario italo – giapponese per valutare il rischio di ritiro sociale nei paesi occidentali e orientali

Il questionario IPPA per la misura dell’attaccamento dell’adolescente ai genitori e ai pari

Fiorenzo Ranieri

L’Inventario per l’Attaccamento ai Genitori ed ai Pari (IPPA – Armsden e Greenberg, 1987, 1989) è uno strumento self-report rivolto agli adolescenti che misura l’attaccamento rispetto alla madre, al padre ed ai pari. L’IPPA è utilizzato per lo più per ottenere una misura globale del livello di Sicurezza (o forza) dell’Attaccamento.

Il modello di riferimento è la Teoria dell’Attaccamento che ha origine dalle ricerche e dalle teorizzazioni di John Bowlby (1969, 1980). Questa teoria dà risalto al ruolo delle rappresentazioni delle prime esperienze affettive e ne sottolinea l’influenza nei confronti dello sviluppo individuale. La prospettiva evolutiva, condivisa da questo paradigma, con particolare riferimento al concetto di Modelli Operativi Interni, pone l’accento sulla costruzione di uno “stato della mente” legato all’interiorizzazione delle caratteristiche salienti della relazione caregiver-bambino (Main, Goldwyn e Hesse, 2002) che avrà influenza sulla formazione delle relazioni affettive negli anni successivi.

L’adolescenza, in questa prospettiva, costituisce una fase del ciclo vitale peculiare. Se da un lato, infatti, si verificano una serie di ristrutturazioni e cambiamenti dei Modelli Operativi Interni che hanno l’effetto di facilitare il processo di autonomizzazione e distanziamento dalle figure parentali e l’accesso ad un’identità adulta, dall’altro lato è stato sottolineato come queste trasformazioni si compiano partendo dalla base e dai presupposti delle relazioni significative della storia personale (Allen e Land, 1999; D’Isidori, Tambelli e Zavattini, 2001; Zavattini, 2002; Bacchini, Affuso, Esposito e Mercurio, 2004; Grossman, Grossman e Kindler, 2005, Sroufe, 2005).

La ricerca empirica nell’ambito della teoria dell’attaccamento ha sviluppato una serie di strumenti che consentono di valutare l’influenza dei modelli d’attaccamento nelle relazioni significative degli adulti. Tali metodi di indagine non sono rivolti in maniera specifica agli adolescenti. Di particolare rilievo è apparsa, pertanto, l’elaborazione del questionario Inventory of Parent and Peer Attachment – IPPA. Continua a leggere Il questionario IPPA per la misura dell’attaccamento dell’adolescente ai genitori e ai pari

Simposio: Diagnosi psicologica in adolescenza

2° Convegno Nazionale di Neuropsicopatologia – Arezzo 21 – 23 giugno 2019

Domenica 23 giugno ore 14 – 18: Simposio: Diagnosi psicologica in adolescenza Chairman: Fiorenzo Ranieri

Si stima, sulla base della letteratura scientifica che per il 10 – 15% dei preadolescenti e adolescenti compresi tra i 12 e i 18 anni sarebbe utile una valutazione psicologica. Molti ragazzi e ragazze infatti manifestano difficoltà o disturbi emotivi, relazionali, comportamentali. L’assessment durante la fase evolutiva dell’adolescenza richiede particolare attenzione e cautela per l’estrema variabilità sia nell’espressività che nella frequenza e intensità dei sintomi. Spesso poi sintomatologie o segnali di disagio si sovrappongono pur rappresentando quadri molto diversi tra loro, che il clinico deve saper riconoscere e trattare in modo differenziato. Il simposio “Diagnosi psicologica in adolescenza” parte dal presupposto che una diagnosi corretta è fondamentale e si pone l’obbiettivo di offrire ai partecipanti occasioni di stimolo e riflessione sulla base di una disamina della letteratura scientifica, di dati epidemiologici appositamente raccolti, di casi clinici tratti dalla esperienza dei relatori.

Relatori:

Fiorenzo Ranieri: “Introduzione: luci ed ombre dell’assessment psicologico dell’adolescente”

Valentina Di Chiara: “Gli adolescenti nel DSM 5”

Lucia Babbini – Fiorenzo Ranieri: “Dalla diagnosi alla epidemiologia: una ricerca su un campione clinico condotta con l’MMPI A”

Susanna Giaccherini: “Assessment pluridisciplinari: la diagnosi nei casi complessi”

Elisabetta Bellagamba: “Per una valutazione psicodinamica dell’adolescente”

Valentina Cocci: “Gioco d’azzardo e dipendenze patologiche: il caso specifico dell’adolescenza”

Valentina Busonero: “La diagnosi dell’adolescente inserito in comunità terapeutica”

http://www.sinepsip.it/convegno-nazionale-di-neuropsicopatologia-2019/

Profili del test MMPI A di un campione di adolescenti in trattamento psicologico

 – Fiorenzo Ranieri e Lucia Babbini

Le slide che seguono riportano uno studio descrittivo/osservazionale di tipo retrospettivo, una indagine basata su un campione di 85 adolescenti aretini che si sono rivolti all’UFSMIA nel quadriennio tra il secondo semestre 2013 e il secondo semestre 2018 completando la valutazione psicodiagnostica. Tutti gli adolescenti del campione hanno risposto al test MMPI A e sono poi stati indirizzati ad un programma terapeutico – riabilitativo.

Le diagnosi ricavate dalle cartelle cliniche sono state raggruppate in 4 sottogruppi seguendo lo schema proposta dal manuale PDM-2 (Lingiardi – McWilliams 2018):

  • Spettro internalizzante (personalità depressive, dipendenti, ansioso – evitante e fobiche, ossessivo compulsive, somatizzanti, schizoidi)
  • Spettro esternalizzante (personalità isterico – istrioniche, narcisistiche, paranoidi, psicopatiche, sadiche)
  • Disturbo borderline di personalità
  • «Diagnosi Z» (nessun disturbo ma problemi correlati ad eventi di vita negativi dell’infanzia e/o problemi di altro tipo correlati al gruppo correlato di supporto [Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica – DSM5])

Sono state calcolate le medie dei punteggi al test dell’intero campione e di diversi sottogruppi di pazienti (pazienti con disturbi internalizzanti, esternalizzanti borderline, “diagnosi Z”; pazienti con un Disturbo Specifico degli Apprendimenti (DSA); pazienti provenienti da una Comunità, pazienti che abbandonano il programma terapeutico – riabilitativo (drop out).Per ogni sottogruppo della ricerca è stato ottenuto un report con il software RIO della Hogrefe. RIO è un sofisticato sistema interpretativo online dell’MMPI che assicura un’analisi configurazionale del profilo evitando così i più comuni errori interpretativi dovuti a errata metodologia interpretativa, ridondanza dei valori, contraddizioni, incoerenze o procedure non adeguate o non scientificamente validate. Nelle slides sono riportati i grafici con i principali risultati ottenuti per singolo sottogruppo. Continua a leggere Profili del test MMPI A di un campione di adolescenti in trattamento psicologico

Adolescenti in ritiro sociale – indagine online della università di Milano

Elisabetta Bellagamba –

Avviata dall’Università di Milano una indagine online rivolta ad adolescenti e giovani in ritiro sociale (hikikomori). Condividiamo il link per rispondere al questionario, con alcune note introduttive e la presentazione per i ragazzi interessati:

“La nostra ricerca si pone l’obiettivo di approfondire variabili biografiche, come l’età o lo stile di vita, già trattate in letteratura, al fine di avere un quadro generale della situazione in Italia. In più, ci piacerebbe indagare quelle variabili psicologiche ed emotive che ipotizziamo poter essere associate al fenomeno (capacità di capire cosa provano gli altri, qualità delle relazioni interpersonali ecc.)”.

IL QUESTIONARIO

Grazie per il tempo che dedicherai al sondaggio.

Ci scusiamo in anticipo per la lunghezza, ma è necessaria al fine di ottenere dei risultati che si avvicinino il più possibile alla realtà del fenomeno.

Il questionario è completamente anonimo nel rispetto della privacy.

Il tuo contributo è prezioso: se riusciremo a raggiungere un gran numero di questionari completati, potremo condividere con piacere quanto emergerà dai risultati, nella speranza di poter aggiungere un piccolo ma nuovo tassello alla comprensione dell’Hikikomori.

Per iniziare il sondaggio, clicca il link qui sotto.

https://psicologiaunimib.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_cI3Z1M80Nh3q9cV

Non voglio bene a nessuno – di Marco Rinaldi

Recensione di Elisabetta Bellagamba –

Non voglio bene a nessuno è il romanzo d’esordio di Marco Rinaldi edito da Altergo nel 2016.

Cosa è l’adolescenza se non l’età dei cambiamenti, delle domande, dei dubbi, dei mille pensieri che viaggiano nella mente?

Come ci si avvicina all’altro?

Come ci si approccia alla persona che ci piace?

Cosa mi piace, cosa non mi piace?

In cosa credo?

Quali sono i miei talenti, le mie passioni?

Marco Rinaldi narra la storia di un’adolescente preso dai turbamenti emotivi, dalle prime esperienze sessuali, dai litigi con gli amici, e soprattutto preso a cercare la propria strada ed il proprio posto nel mondo: il suo esserci unico ed irripetibile.

Racconta la storia dello svincolo dai propri genitori, in questo caso dal proprio padre.

Uno svincolo difficile e travagliato.

La paura di deludere il padre, così idealizzato e messo sopra ad un piedistallo, porta il personaggio ad essere eccessivamente compiacente con le aspettative del genitore, talmente tanto compiacente da tradire la sua parte più intima e profonda.

“… il rimorso di averli ammazzati, però, mi rimane attaccato alle mani.

È più forte di me.

L’importante è che lui non se ne accorga, voglio che continui a pensare che siamo due pescatori, io e lui… anche perché lui racconta a tutti che sono più bravo io.”

Per contro il padre sembra più concentrato su se stesso, sui desideri che ha verso il proprio figlio piuttosto che teso ad ascoltare ciò che si muove dentro di lui al di là delle mere apparenze. Il ragazzo cerca di muoversi facendo le sue naturali esperienze, ma nei momenti di confusione ripensa alle parole del padre non mettendosi in ascolto di ciò che sta accadendo in quell’istante.

Si identifica con il padre adulto facendo ciò che il padre ha detto, ma lui è ancora un adolescente e questo lo porta nell’approccio con le ragazze ad accelerare i tempi ed in molte situazioni viene etichettato come lo “stronzo”, il “mostro”.

Etichetta che si porta dietro fino ad arrivare a crederci costruendo la sua identità intorno a quell’appellativo.

Alla fine lui, l’adolescente, cerca di crescere in fretta perché sente che questo gli viene richiesto dal padre, così come gli viene richiesto di essere un maschio potente, forte, che spara e prende al primo colpo la sua preda.

Come può deludere il proprio padre in questo? Non può mostrare a lui quel suo lato più emotivo, dubbioso, insicuro e bisognoso.

La delusione è in agguato, però, ma sarà il padre a deludere il figlio perché il figlio scoprirà, grazie a varie circostanze, questo lato del padre.

Un padre che desiderava essere idealizzato dal figlio, non mostrandosi nei suoi aspetti di forza e di fragilità.

Questa scoperta fa crollare rovinosamente ed improvvisamente, il piedistallo nel quale il padre si trovava.

Cosa accadrà e che conseguenze avrà nel figlio questo crollo improvviso della figura paterna, non accompagnato da un processo lento di scoperta e disillusione?
Lascio volutamente in sospeso queste domande affinché ogni lettore possa trovare le sue risposte nella piacevole e scorrevole lettura del romanzo.

Sinossi

Un figlio e suo padre, raccontati nel loro stridente rapporto d’amore e di educazione alla vita, in cui c’è chi detta le regole e i tempi, e chi li deve seguire.

Per il protagonista “diventare grande” significa bruciare ogni tappa nel gioco, nello sport, nel sesso e persino nella morte. Bisogna fare tutto bene e soprattutto presto.

Così vuole il padre, proprietario di ogni suo pensiero, in una rincorsa verso la crescita che travolge debolezze, paure, sentimenti.

Fino a quando il suo mito va in frantumi, e con lui si sbriciolano miseramente tutte le certezze: niente più traguardi, niente più amore.

Titolo: Non voglio bene a nessuno

Autore: Marco Rinaldu

Editore: Alterego, 2016