Place identity: dalla frammentazione traumatica alla ricomposizione in psicoterapia

Fiorenzo Ranieri

Introduzione

I luoghi possono essere intesi come contesti di vita, concentrazioni di relazioni e pratiche sociali, aree di esperienza e significato. In tal senso, influenzano il nostro modo di pensare, la nostra coscienza, il corso della nostra vita, le nostre strutture sociali, la nostra salute e il nostro benessere.

La “place identity”, concetto nato in ambito ambientalista e psicologico-sociale (Proshansky et al.,1983) è una componente della identità personale che trae origine dalla relazione con i luoghi fisici, affettivi e simbolici della esistenza. Chiamata anche “identità ambientale” (Ranieri, 2022), non è una mappa fissa del mondo, ma una geografia soggettiva del Sé, plasmata dall’attaccamento emotivo, dalla perdita e dalla trasformazione. La place identity non è un archivio lineare di luoghi passati, ma una rete viva che si riattiva nella memoria, nel sogno e nel gioco. Essa offre una cornice relativamente stabile all’elaborazione del Sé nei diversi momenti dello sviluppo. La formazione della place identity non è lineare ma piuttosto determinata da intrecci di connessioni, discontinuità, linee di fuga, in altre parole ha uno sviluppo rizomatico. In questo percorso della formazione dell’identità i luoghi interagiscono con il soggetto seguendo una organizzazione non gerarchica fatta di connessioni emotive frequentemente impreviste. Continua a leggere Place identity: dalla frammentazione traumatica alla ricomposizione in psicoterapia

Il corpo negato degli hikikomori: articolo pubblicato dal Journal of Child Psychotherapy

Pubblicato l’articolo “The denied body: clinical and countertransference dynamics in hikikomori withdrawal” [Il corpo negato: clinica e controtransfert nel ritiro hikikomori] sul numero di marzo 2026 della rivista Journal of Child Psychotherapy https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/0075417X.2026.2639574 )

Di seguito l’abstract in italiano:

Il ritiro sociale chiamato hikikomori rappresenta una condizione clinica complessa, in cui il corpo è spesso reso silente e sottratto allo scambio relazionale. L’articolo esplora il ruolo della dimensione corporea nella psicoterapia psicoanalitica con adolescenti e giovani adulti, con particolare attenzione alle reazioni controtransferali del terapeuta. Il concetto di rifugio della mente  viene utilizzato per comprendere come il corpo diventi il principale veicolo di comunicazioni non simbolizzabili. Partendo dal presupposto che l’enactment è il linguaggio del rifugio, attraverso vignette cliniche viene mostrato come questo processo possa rappresentare un momento trasformativo se riconosciuto e elaborato nel campo analitico. La funzione di contenimento consente di trasformare gli elementi evacuati nel corpo in pensieri condivisibili, riaprendo uno spazio relazionale. Viene sottolineata l’importanza di mantenere viva l’attenzione al corpo del paziente hikikomori per restituire significato a ciò che non può essere detto, e per riattivare la possibilità di legame con l’Altro“.

Parole chiave: Hikikomori; Corpo e psicoterapia; Rifugio della mente; Controtransfert; Enactment

Ranieri, F. (2026). The denied body: clinical and countertransference dynamics in hikikomori withdrawal. Journal of Child Psychotherapy, 1–16. https://doi.org/10.1080/0075417X.2026.2639574

Articolo: “Psicoterapia indiretta con genitori di adolescenti e giovani adulti hikikomori”

Fiorenzo Ranieri

La rivista “Psicologia Clinica dello sviluppo” (il Mulino ed.) ha pubblicato l’articolo “Psicoterapia indiretta con genitori di adolescenti e giovani adulti hikikomori” sul primo numero del 2026 (in Early Acces  raggiungibile all’indirizzo: https://www.rivisteweb.it/doi/10.1449/119833 ). Di seguito riporto la versione “pre-print” inviata per il referaggio.

Psicoterapia indiretta con genitori di adolescenti e giovani adulti hikikomori

Abstract:

Questo articolo presenta un approccio psicodinamico al lavoro con le famiglie di adolescenti e giovani adulti che vivono una condizione hikikomori, una forma specifica di estremo ritiro sociale. I giovani con hikikomori rappresentano una sfida delicata per i professionisti della salute mentale, soprattutto quando rifiutano il contatto diretto con i clinici. In questi casi, il lavoro terapeutico con i genitori diventa spesso l’unico intervento possibile. Il metodo della psicoterapia indiretta è un intervento incentrato sui genitori che rispetta il rifiuto del trattamento da parte dell’adolescente e mira a ridefinire le dinamiche relazionali all’interno del sistema familiare. Questo processo cerca di stabilire un’alleanza con i genitori e di coinvolgerli gradualmente nel confronto con l’oggetto interno del “figlio”, spesso idealizzato ma emotivamente trascurato. Se efficace, questo approccio può catalizzare cambiamenti significativi nella famiglia e, indirettamente, nell’adolescente. L’articolo si conclude con la presentazione di alcune vignette cliniche.

Parole chiave: psicoterapia indiretta, intervento focalizzato sui genitori, hikikomori, terapia psicodinamica, ritiri psichici
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Valutare il trauma: i questionari WHOQOL-BREF e WHODAS 2.0 per adulti e adolescenti

Fiorenzo Ranieri

Nel lavoro clinico con adulti e adolescenti, una delle principali sfide è comprendere come un evento traumatico o eccessivamente coinvolgente abbia modificato la vita di una persona. Non parliamo soltanto dei sintomi, ma dello sconvolgimento della continuità esistenziale: relazioni, energia, funzionamento quotidiano, percezione di sé, capacità di immaginare il futuro. È un cambiamento spesso silenzioso, che non  sempre emerge nei colloqui iniziali e che può restare sommerso per mesi, a volte anni. Nell’approccio psicoterapeutico, il colloquio clinico rimane lo strumento principale per cogliere: la dimensione soggettiva del trauma, il modo in cui la persona ne parla (o non ne parla), la qualità delle sue relazioni, i vissuti corporei e affettivi legati all’esperienza, la capacità di rappresentarla mentalmente. L’incontro clinico – soprattutto in adolescenza – è lo spazio in cui il terapeuta può osservare direttamente aspetti che nessun questionario riesce a catturare: oscillazioni emotive, modalità difensive, micro-ritiri, improvvisi vuoti attentivi quando si sfiora un ricordo difficile. Accanto al colloquio, alcuni strumenti possono offrire un punto di vista complementare: non sostituiscono la relazione terapeutica, ma permettono di esplorare aree che spesso restano oscure, perché la persona non sa come descriverle, non pensa siano importanti, le minimizza o le normalizza, perché emergono solo se indagate con domande specifiche.

Strumenti brevi, somministrabili anche come colloqui semi-strutturati, permettono di entrare con delicatezza – e con un linguaggio condiviso a livello internazionale – nelle dimensioni più colpite da un trauma: funzionamento quotidiano, qualità della vita percepita, partecipazione sociale, sensazione di essere ancora “se stessi”. Continua a leggere Valutare il trauma: i questionari WHOQOL-BREF e WHODAS 2.0 per adulti e adolescenti

Il disturbo borderline di personalità a basso funzionamento in adolescenza

Fiorenzo Ranieri

Fragilità e cambiamento nell’adolescenza borderline: comprendere il dolore, sostenere la crescita, favorire la continuità del Sé.

Il disturbo borderline di personalità (DBP) in adolescenza rappresenta una condizione clinica complessa, spesso caratterizzata da intensa sofferenza emotiva, instabilità relazionale e comportamenti disorganizzati. Quando l’organizzazione di personalità presenta un basso funzionamento, le difficoltà si manifestano con maggiore intensità e continuità, interferendo in modo significativo con la costruzione del Sé, la regolazione affettiva e i percorsi evolutivi.

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Il ritiro psichico e il maladaptive daydreaming negli adolescenti e nei giovani adulti

Fiorenzo Ranieri

Il ritiro psichico rappresenta una delle esperienze più enigmatiche e feconde dello sviluppo adolescenziale. È il movimento con cui la mente si ritrae dal mondo esterno per abitare un altrove interno, popolato da immagini, fantasie e scenari che assumono valore di rifugio, protezione o compensazione. In questa soglia tra mondo interno e mondo esterno, tra pensiero e azione, si colloca il fenomeno del maladaptive daydreaming: una forma di attività immaginativa intensa e immersiva che può divenire, quando perde la funzione simbolica e relazionale, un vero e proprio ritiro psichico.

Dal ritiro sociale al ritiro psichico

Negli ultimi decenni il fenomeno dell’hikikomori ha portato l’attenzione sul ritiro sociale visibile: giovani che si isolano fisicamente, rinchiudendosi nella propria stanza, interrompendo relazioni e attività. Tuttavia, il ritiro osservabile è spesso l’epilogo di un processo più profondo, interno e invisibile: un ritiro psichico che precede e fonda quello comportamentale. Il soggetto si allontana progressivamente dall’esperienza condivisa, rifugiandosi in un mondo mentale auto-costruito, in cui può mantenere un senso di controllo e coerenza identitaria. Senza questa regressione immaginativa, nessun ritiro sociale duraturo sarebbe possibile: il corpo può isolarsi solo dopo che la mente si è già ritirata.

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Due sguardi psicoanalitici sull’hikikomori: le tesi di Mohr e Urani

Fiorenzo Ranieri

In questi giorni mi sono imbattuto in due interessanti tesi di dottorato presentate al Tavistock & Portman NHS Foundation Trust, Shut in and cut off di Petra A. M. Mohr (2019) e Socially withdrawn young people di Margherita Urani (2023). Entrambe le ricerche offrono uno sguardo profondo e psicoanalitico sul tema della autoreclusione volontaria basandosi su interviste a psicoterapeuti infantili e dell’adolescenza che hanno lavorato direttamente con pazienti hikikomori. Le due tesi sono una ampia fonte di informazioni sui comportamenti, le esperienze e i processi mentali dei pazienti. I terapeuti intervistati raccontano le loro esperienze cliniche, i vissuti soggettivi dei pazienti e le complesse dinamiche controtransferali che emergono nel lavoro terapeutico.

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Corpi in ombra: tracce e assenze dei ragazzi hikikomori

Fiorenzo Ranieri

Questo contributo propone alcune riflessioni sul rapporto che adolescenti e giovani adulti “hikikomori” intrattengono con il proprio corpo. Le osservazioni derivano in gran parte dalla esperienza clinica personale e, in parte, dagli spunti emersi nel seminario annuale Il fenomeno Hikikomori – Una prospettiva psicoanalitica del ritiro psichico e sociale nel ciclo di vita, organizzato dal Centro Studi Martha Harris di Firenze e co-condotto con la dott.ssa Miriam Monticelli.

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I videogame “buoni” di Michele Cocchi: il romanzo “US”

Fiorenzo Ranieri

Us è un romanzo che parla di ragazzi e ci porta dritti all’altra adolescenza, quella difficile, con nodi gordiani da sciogliere, percorsi impervi da tracciare, identità da costruire. Il suo autore, Michele Cocchi ce la rappresenta esplorando la vita di Tommaso, un ragazzo che da più di un anno vive chiuso nella sua stanza. Niente scuola, nessuna uscita con gli amici, rapporti ridotti al minimo con i genitori. Tommaso è un hikikomori: si è ritirato dal mondo, cercando rifugio in un isolamento che, pur soffocante, gli sembra l’unico modo per gestire angosce e paure difficili da definire, ma capaci di invadere ogni aspetto della sua esistenza.

Intorno a lui c’è una famiglia che, anche se con tutte le sue fragilità, non smette di esserci. Un nucleo imperfetto ma reale, che riflette le dinamiche di tante famiglie alle prese con il ritiro sociale di un figlio. Le sue uniche passioni rimaste sono la pallacanestro NBA e, soprattutto, i videogame.

La svolta arriva con Us, un videogame multiplayer online dove i giocatori, divisi in squadre di tre, sono legati da un vincolo profondo: ogni errore individuale si ripercuote sull’intero gruppo. Le missioni, ambientate in contesti storici complessi e drammatici, non offrono scelte facili, costringendo i partecipanti a confrontarsi con dilemmi morali e con la loro stessa vulnerabilità. Us non è solo un gioco: è un’esperienza che mette alla prova e spinge a interrogarsi su sé stessi.

Nel mondo virtuale, Tommaso diventa Logan e trova in Rin e Hud due compagni di squadra con cui, pur senza mai vedersi, costruisce legami autentici. Le regole del gioco impediscono di rivelare la propria identità, ma proprio questo anonimato permette ai tre ragazzi di aprirsi, diventando punti di riferimento reciproci in un’adolescenza segnata dall’isolamento.

Il romanzo di Cocchi, psicoterapeuta pistoiese prematuramente scomparso nel 2022, ci racconta il viaggio di crescita del protagonista. Continua a leggere I videogame “buoni” di Michele Cocchi: il romanzo “US”

Il test DAT (Drawn Apperception Test) per adolescenti

Fiorenzo Ranieri

Il test DAT è un test proiettivo per preadolescenti e adolescenti derivato dal TAT (Thematic Apperception Test) di Murray. E’ stato costruito in Russia nel 1990 da Sobchik. Si basa su 8 tavole che rappresentano figure umane stilizzate. Le pose, l’espressione dei gesti e la particolare disposizione delle figure permettono a ciascuna delle immagini di raffigurare o una situazione di conflitto o complesse relazioni interpersonali. I personaggi sono di solito due, a volte tre. Il test non è consigliato ai bambini di età inferiore ai 12 anni.

Le istruzioni date dallo psicologo al momento della presentazione della singola tavola sono: “Data un’immagine, raccontate una storia che risponda alle seguenti domande: Continua a leggere Il test DAT (Drawn Apperception Test) per adolescenti