A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI

Sintesi estesa dell’articolo:

ALAN R. TEO. (2010). A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI. Int J Soc Psychiatry , 56: 178

a cura di Elisabetta Bellagamba

Un mito scintoista narra che la dea del sole Amaterasu aveva un fratello che ubriaco andò su tutte le furie. In segno di protesta la dea, si chiuse in una grotta, e si tenne fuori dal mondo usando una roccia gigante, facendo calare l’oscurità e la morte. Solo con l’impegno di milioni di altri dèi Amaterasu venne attirata fuori della caverna e nel mondo ricomparve luce e salute. Anche se la storia di Amaterasu è leggenda, oggi in Giappone molti giovani e adulti sono sigillati nelle proprie cave virtuali. Essi sono chiamati hikikomori. Continua a leggere A NEW FORM OF SOCIAL WITHDRAWAL IN JAPAN: A REVIEW OF HIKIKOMORI

Il ritiro sociale – riflessioni psicoanalitiche

Elisabetta Bellagamba

Il ritiro sociale si configura come un blocco ed uno scacco evolutivo, una mancata realizzazione della nascita sociale ed è caratterizzato da isolamento, assenza di relazioni di amicizia e da una lontananza dagli interessi tipici dell’età (Scodeggio, 2014). Nelle fasi anteriori al ritiro conclamato si possono rintracciare delle difficoltà relazionali: la rete è povera, le uniche amicizie che questi giovani intrattengono provengono dal mondo dell’infanzia e dall’ambiente famigliare mostrando una fatica ad instaurare nuovi legami sociali e di appartenenza. Queste difficoltà si palesano, soprattutto, nel contesto scolastico.ritiro-sociale-preadolescente Continua a leggere Il ritiro sociale – riflessioni psicoanalitiche

I rifugi della mente

Fiorenzo Ranieri

Alcune persone ricercano il rischio estremo con comportamenti di sfida e azzardo per alleviare il proprio disagio mentale e proteggersi dal dolore psichico. Grazie ai dati raccolti durante il lavoro clinico con pazienti amanti del rischio, per altro non facili da coinvolgere in una psicoterapia, è possibile formulare alcune ipotesi sul loro funzionamento psicologico. Per incominciare tali pazienti sono portati a ridurre la riflessione su se stessi a favore della ricerca di sensazioni estreme in grado di offrire un rapido ma momentaneo riparo dalle angosce. Altra caratteristica è che il lavoro psicoterapico si contraddistingue per il costante confronto della coppia terapeutica con alcune parti del Sé del paziente che esercitano il proprio dominio perverso sull’intero mondo interno utilizzando modi subdoli e poco appariscenti (Ranieri, 2011). Le esperienze di ricerca del rischio si connotano come uno spazio mentale in cui questi pazienti si ritirano per sfuggire a una realtà insostenibile perché angosciosa, un vero e proprio “rifugio della mente” (Steiner, 1993). Si tratta di una modalità di funzionamento psicologico grazie al quale trionfa l’onnipotenza e in fantasia qualunque cosa è permessa. Senza di essa non vi è più argine alle ansie dalle quali il soggetto sta cercando di difendersi. Il sollievo che si ricava dal ritirarsi in un rifugio della mente comporta però un progressivo isolamento con compromissione delle relazioni con gli altri e una perdita di contatto con la realtà che in qualche caso diventa gravissima. Continua a leggere I rifugi della mente

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA STANZA DI ERIC”

Presentazione del libro “La stanza di Eric” di Ismaela Evangelista

Sabato 3 dicembre 2016 – ore 17,00

Mondadori Bookstore – Libreria Mondadori – Via Roma 15   Arezzo

Introduzione di Fiorenzo Ranieri

Elisabetta Bellagamba e Valentina Di Chiara conversano con l’autrice

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(tratto dal sito della casa editrice Les Flâneurs Edizioni )

Eric è un diciassettenne bello, intelligente e promettente, a cui apparentemente non manca nulla quando, dinanzi ai disagi della realtà, all’improvviso si rifiuta di andare a scuola e sceglie di chiudersi nella sua stanza.
I genitori assistono impotenti al ritiro del figlio, nessuno riesce a piegare la sua ostinata decisione. La stanza diventa il luogo privilegiato da cui il ragazzo, protagonista e voce narrante, osserva il mondo fuori dalla finestra ed esplora la propria psiche. Chiudendosi salvaguarda se stesso, il suo corpo, si difende dalla vergogna che lo attanaglia, ma non conquista il suo posto nella società. Le settimane diventano mesi e i mesi anni, Eric, ormai adulto, nuota avanti e indietro nel fiume navigabile della sua memoria, pescando ricordi e pensieri che trascrive sul pavimento con l’incertezza di un provetto scrittore: la famiglia, la scuola, i professori, gli amici, gli atti di violenza, il reparto di psichiatria e l’istinto suicida. La stanza di Eric non è solo un diario interiore, è anche il bisogno di raccontarsi nel tentativo di individuare le cause della chiusura e di comprendere la propria identità. Continua a leggere PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA STANZA DI ERIC”

Hikikomori e “Free School”

Valentina Di Chiara

Parlare di hikikomori vuol dire far riferimento ad un termine e ad un fenomeno giapponese che indica quei ragazzi che si chiudono in casa, solitamente nella propria camera, e che interrompono ogni attività sociale, scolastica ed i contatti con il mondo esterno. Si tratta di un fenomeno recente, i cui dati mostrano essere in espansione e per il quale è necessario individuare adeguate forme di intervento.

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Oltre alle terapie individuali, divengono sempre più oggetto di studio gli interventi di gruppo, la cui forza risiede nell’insegnamento di competenze sociali grazie ai feedback che si possono ricevere da altri che stanno vivendo la stessa situazione. Uno degli interventi di gruppo ampiamente utilizzato nel contesto nipponico, vede l’inserimento di questi ragazzi all’interno delle “Free School”. Continua a leggere Hikikomori e “Free School”

Passione del rischio – di David Le Breton

Fiorenzo Ranieri

“Ogni ricerca di limiti, in ultima analisi, sollecita la morte per garantire l’esistenza”. La frase, tratta da “Passione del rischio” di David Le Breton, è un buon punto di partenza per discutere di uno dei più famosi testi sulla ricerca del rischio estremo. Il saggio è del 1991, ma conserva una discreta attualità nella descrizione del fenomeno. I “conquistatori dell’inutile” degli anni ottanta, periodo in cui venne raccolto il materiale del libro, non sono affatto diversi da quelli di oggi: si lanciano con l’elastico, si arrampicano, praticano base jumping, usano sostanze psicoattive, corrono in automobile e fanno gare, commettono piccoli ma appariscenti reati e altro ancora.

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Le Breton affronta il rischio estremo da un punto di vista antropologico. Mette subito in chiaro che cercare il rischio può essere una strada del tutto particolare per “sentirsi esistere”, contrapponendo se stessi ad una società alienante. La ricerca del rischio, tuttavia, può trasformarsi progressivamente in una condotta ordalica, l’abbandono di se stessi al “giudizio di Dio”, l’affidarsi al destino per ricevere una parola oracolare sul proprio diritto di esistere e sul proprio avvenire. La finalità del gesto azzardato è allora del tutto diversa. Continua a leggere Passione del rischio – di David Le Breton

Fuggire da sé – Una tentazione contemporanea – di David Le Breton

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da la Repubblica.it

In una società come la nostra — che vede erodersi le protezioni comunitarie, mentre un individuo sempre più solo e privo di certezze viene chiamato a continui cambiamenti e a nuove, diverse prestazioni — la tentazione di tagliare l’angolo e scomparire è piuttosto forte. Accade per senso di inadeguatezza, stress da lavoro, o più semplicemente perché si è deciso di chiamarsi fuori dal gioco. Di queste e altre ragioni dà conto il sociologo e antropologo David Le Breton in Fuggire da sé. Una tentazione contemporanea (Raffaello Cortina Editore). Sì, può accadere, accade che una persona non ce la faccia più «a reggere il proprio personaggio». E abbandoni quei panni. Continua a leggere Fuggire da sé – Una tentazione contemporanea – di David Le Breton

Mille modi per farsi male

Fiorenzo Ranieri

Ci sono infiniti modi per cercare il rischio in forma estrema. Si può guidare in modo azzardato, investire in borsa in maniera rapida e temeraria, giocare d’azzardo, rubare o danneggiare la proprietà altrui. La sola gamma degli sport estremi, una delle più diffuse forme di ricerca del rischio (Ferrero Camoletto R., 2005), è così vasta da raccogliere un numero molto ampio di praticanti e richiedere un intero apparato tecnico-professionale a supporto, per produrre attrezzature adeguate, offrire training e formazione necessaria, intervenire in caso di necessità di soccorso e fornire l’opportuna assistenza legale (Santoro, 2008).

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Possiamo far rientrare nell’estreme risk seeking le imprese solitarie di naviganti e scalatori, ma anche le sfide e le gare illegali con autovetture, alcune azioni criminali e perfino certe modalità di assunzione di sostanze stupefacenti. Vi sono poi micro forme di ricerca del rischio, per niente appariscenti, che rimangono piccoli segreti personali a meno che non capiti che qualcuno, ad esempio un clinico, non si soffermi ad indagare su questo o quell’episodio. Continua a leggere Mille modi per farsi male

Hikikomori: isolarsi e vivere chiusi dentro una stanza

Elisabetta Bellagamba & Valentina Di Chiara

Il termine Hikikomori è stato utilizzato per la prima volta alla fine degli anni ‘90 da psichiatri giapponesi per definire un nuovo fenomeno che stava diventando sempre più diffuso: l’isolamento di alcune persone dal proprio contesto sociale.

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Che cosa vuol dire Hikikomori?

Il termine Hikikomori, di origine giapponese ma utilizzato di recente anche nel contesto italiano, può essere tradotto con “stare in disparte”, ed indica i ragazzi che si isolano nella propria camera ed interrompono ogni rapporto, sia all’interno della rete amicale che familiare. L’isolamento di questi ragazzi solitamente inizia durante l’adolescenza e può protrarsi per anni andando di conseguenza a compromettere la carriera scolastica e lavorativa con varie forme di gravità. I primi segnali del fenomeno sono riscontrabili a partire da continue e prolungate assenze scolastiche, dall’allontanamento da ogni attività ed interesse tipico dell’età, fino a giungere ad un vero e proprio isolamento nel quale il ragazzo si chiude rispetto agli altri e sceglie solo i momenti nei quali è sicuro di non incontrare nessuno per uscire, ad esempio la notte. Affinché sia possibile utilizzare tale terminologia, è necessario che il ragazzo viva in una condizione di ritiro per almeno sei mesi, e che nel suo percorso di vita non siano presenti problematiche riferibili alla sfera psichiatrica.. Continua a leggere Hikikomori: isolarsi e vivere chiusi dentro una stanza

Hikikomori: quando il ritiro sociale degli adolescenti diventa estremo

Fiorenzo Ranieri

Sul finire del secolo scorso (1998) lo psichiatra giapponese Saitō ha coniato il termine “hikikomori”  per definire una particolare forma di ritiro sociale diffusa in Giappone.

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Saitō elencò nel suo lavoro i segni tipici di questa sindrome: ritiro e evitamento sociale per almeno sei mesi, fobia scolare e abbandono scolastico, apatia, inversione del ritmo circadiano veglia – sonno, comportamento violento in famiglia, in particolare verso la madre. Il segno caratteristico è la autosegregazione nella propria camera di un soggetto che non mostra segnali evidenti di disagio psicologico o malattia mentale.  (Teo & Alan, 2010). Questi adolescenti e giovani adulti evitano le occasioni che portano ad un contatto visivo diretto, ad esempio luoghi dove ci si può salutare, bar, parrucchieri ecc. (Wong, 2009). Continua a leggere Hikikomori: quando il ritiro sociale degli adolescenti diventa estremo